Copertina del video di 2PPL: Truffe e non detti sugli acquisti LEGO online

Truffe e non detti: 10 cose da sapere per comprare e vendere LEGO online

Giovedì scorso il video era (tra virgolette) leggermente più polemico del solito, e oggi continuo su quella strada, perché ho ancora qualche sassolino da togliermi dalle scarpe. Ecco quindi una specie di decalogo: 10 cose importanti da sapere se volete comprare o vendere LEGO online. I più scaltri ed esperti probabilmente le sanno già tutte; ma se anche una sola persona scopre qualcosa di nuovo, io ho aiutato qualcuno e sono contento così.

1. Online bisogna stare (un minimo) più attenti

Parlo di acquisti online perché dal vivo le truffe sono molto meno frequenti. L’unica vera truffa dal vivo è il furto, e su questo ho un aneddoto. Ho venduto per anni ai banchetti, e le mani leste fanno sparire tantissima roba. Una volta, durante un Model Expo, ho visto un tizio mettersi in tasca una minifigure e andarsene. Ero da solo al banchetto: ho chiesto a una persona di darci un’occhiata (col rischio che mi fregassero pure altro) e l’ho inseguito. Quando l’ho raggiunto gli ho detto che l’avevo visto rubare, ma cosa potevo fare? Non potevo mettergli le mani addosso per dimostrarlo, era pieno di gente, e chiamare la polizia per un omino LEGO da 5 € non aveva senso: dovevo tornare a lavorare. Così ho lasciato perdere. E quel tizio sa di aver vinto.

Tornando all’online: è la fonte delle fregature più grosse, a partire dalla classica, cioè pagare qualcosa e non vederlo mai arrivare. Lo sapete già, ma la regola numero uno è semplice: quando comprate online, state un minimo più attenti.

2. Se vendete, spedite SOLO all’indirizzo di PayPal

Questa segnatevela. Se un acquirente vi paga con PayPal beni e servizi, c’è la protezione acquirente. Molti pensano che protegga solo chi compra, ma in realtà protegge chi è nel giusto. Il problema è che certi furbetti fanno una mossa che li mette nel giusto automaticamente: dopo aver pagato vi scrivono «guarda, spedisci a quest’altro indirizzo».

Se quell’indirizzo non corrisponde a quello registrato su PayPal (e vale anche per Stripe), dovete usare per forza quello di PayPal. Altrimenti, se l’acquirente apre un reclamo per mancata consegna, anche se il pacco l’ha ricevuto all’indirizzo che vi ha dato, vince il reclamo automaticamente. A me capita spesso che qualcuno, sicuramente in buona fede, mi chieda di spedire a un fermoposta o a un bar. E io devo rispondere di no, perché il giorno in cui farò un piacere a qualcuno sarà proprio il giorno in cui mi arriverà la fregatura.

3. Tra privati i resi non sono obbligatori

PayPal però non protegge solo l’acquirente, e c’è una cosa che anche il venditore deve sapere: se siete venditori privati, non siete obbligati ad accettare i resi. Quell’obbligo esiste per i venditori professionali, quelli con partita IVA che vendono con frequenza.

Il trucco che uso io è questo. Vendo un oggetto a 90 €, arriva in ottime condizioni, e l’acquirente comincia: «eh, è leggermente danneggiato… se mi dai qualcosa la chiudiamo». Cioè vuole altri soldi. Io rispondo sempre: «Nessun problema, rimandamelo indietro e ti restituisco tutto, visto che non ti piace». Se l’oggetto torna nelle esatte condizioni in cui l’ho spedito, rimborso il prezzo, ma non le spese di spedizione del reso, perché è una trattativa tra privati. Quando lo fate presente, molti cambiano idea all’improvviso: «No vabbè, alla fine me lo tengo». Magicamente, il problema non esiste più.

4. Niente maggiorazioni per chi paga con PayPal

Ci sbatto la testa da tempo: anche dopo averne parlato in un video precedente, c’è chi continua a contestarmelo nei commenti o in live. Quindi stavolta ho letto direttamente le regole di PayPal, che potete trovare sul loro sito. In sintesi: PayPal non incoraggia in alcun modo le maggiorazioni, perché sono una pratica commerciale che può penalizzare il consumatore, e chi usa il servizio si impegna a non applicarle. In più, PayPal va trattato almeno alla pari degli altri metodi di pagamento offerti: niente preferenze per altri metodi, niente descrizioni sbagliate.

Tradotto: non potete dire «con IBAN paghi X, con PayPal beni e servizi paghi il 3% o il 5% in più». È una pratica scorretta. PayPal è un servizio: vi permette di vendere a una persona che non conoscete, e come i bonifici in banca e qualsiasi altra cosa ha dei costi, cioè le tariffe sulle transazioni. «Eh, ma il 3-4% mi sembra troppo». Ho capito, ma nessuno vi obbliga a usarlo: provate a vendere senza PayPal e vedete che succede. Se domani lo togliessi dal mio account, sono sicuro che dimezzerei le vendite, se non addirittura le ridurrei a un terzo. PayPal a me venditore fa un servizio comodissimo.

Quindi, e vorrei chiuderla qui per sempre: le tariffe di PayPal le paga chi vende, non chi compra. Se un oggetto costa 100 €, costa 100 €, che si paghi con IBAN, con PayPal beni e servizi o con PayPal amici e parenti.

5. Attenzione ad alcuni Paesi (ed è una questione di probabilità)

Mi tocca dirlo: ci sono Paesi verso cui conviene stare più attenti. Non è razzismo, è calcolo delle probabilità. Un esempio pazzesco viene da Skærbæk, in Danimarca, dove sono stato a settembre. Un ragazzo alla sua prima volta lì mi ha detto, stupito: «Jody, in quel vascone di bustine con le minifigure singole ce n’erano anche da 40-50 €!». Noi italiani le minifigure da 3-5 € le mettiamo nel vascone e quelle da 50 € da un’altra parte, più al sicuro. Ma il venditore era nordeuropeo: non gli passa nemmeno per la testa che qualcuno gli rubi una minifigure da 50 € sotto gli occhi.

Noi siamo guardinghi perché ci comportiamo come la gente si comporta con noi. È un appello soprattutto a chi viaggia poco: senza viaggiare hai solo il punto di vista del posto in cui sei nato, e fuori le cose possono essere completamente diverse.

E qui una premessa importante: quella che segue non è una statistica, è l’esperienza di Jody. L’aneddotica non funziona: se prendessi solo fregature ordinando da un certo Paese, vorrebbe dire che io sono stato sfortunato con quel Paese, non che quel Paese sia più pericoloso. Detto questo, nella mia esperienza il Paese da cui ho ricevuto più fregature, e verso cui sono più restio a spedire, è la Francia. C’è gente malevola che parlerebbe del Sud Italia: io sono molto più sereno a spedire al Sud che in Francia.

6. Su Facebook molte vendite sono manipolate

Avviso: punti 6 e 7 sono i più polemici in assoluto. Qui mi tolgo davvero un sassolino dalla scarpa. Parlo di Facebook perché è la piattaforma che conosco per esperienza, e non farò nomi. Ma ho più di 10.000 persone che mi seguono, e se sono vostro amico certe cose ve le devo dire, perché possono esservi utili. Mi prendo tutta la responsabilità.

Su Facebook ci sono tantissimi gruppi di vendita, e spesso i post devono essere approvati dai moderatori. Vi faccio una sola domanda, e mi fermo lì: se qualcuno mette in vendita a 150 € un set che notoriamente ne vale 500, senza saperlo, quel post verrà approvato dai moderatori o no? E se non verrà approvato, perché? Fatevi questa domanda, perché alcune cose su Facebook non le vedrete mai: vengono filtrate in ingresso. E se vedete qualcuno che è moderatore di 146 gruppi e vende sempre un sacco di roba, chiedetevi come ce l’ha.

7. Il trucco sporco delle aste su Facebook

Questa non la sa quasi nessuno, e oggi voglio stare senza filtri. Le aste su Facebook («orario di chiusura, rilancio 5») possono essere fregature immense. Il trucco è questo: se si resta in due a offrire, uno blocca temporaneamente l’altro. Chi è bloccato non vede più i suoi commenti, quindi l’altro rilancia senza che lui se ne accorga e vince l’asta. È facilissimo, lo può fare chiunque e qualcuno l’ha già fatto. Se vi è capitato di stare lì a fare refresh e di perdere un’asta per un rilancio che non avete mai visto, ora sapete com’è andata: vi hanno bloccato.

8. Usate la ricerca inversa delle immagini

Spero che 99 persone su 100 lo sappiano già: con il tasto destro e «Cerca immagine» (Google Lens) su qualsiasi foto trovata sui social, risalite alla fonte. Funziona con le fake news e funziona con le collezioni LEGO: se una collezione in vendita vi sembra strana, controllate che la foto non sia stata copiata da qualcun altro. Se il venditore l’ha presa da internet, la ricerca inversa di Google la trova. Così si sgamano un sacco di truffatori.

9. Pagamenti sicuri: basta ricariche Postepay

La cosa davvero fuori di testa nel 2026 è che c’è ancora chi paga con la ricarica Postepay, il modo più facile per farsi fregare. Il problema è che la ricarica non è un pagamento. Pagare significa dare soldi in cambio di un bene o di un servizio; una ricarica è un semplice trasferimento di denaro, potreste anche star regalando soldi a qualcuno. Anche con la chat in cui si parla del pagamento, sarà estremamente difficile dimostrare qualcosa.

Volete stare tranquilli? Pagate con PayPal beni e servizi, fine. E se il venditore non vuole, c’è già qualcosa di strano. Certo, in alcuni casi pagherete con amici e parenti, perché avete capito che la persona è affidabile. Ma come si capisce? Un po’ con l’esperienza (le fregature si prendono, e poi si impara), un po’ dagli amici in comune. Occhio però: chi ha 7.000 amici potrebbe essere uno che chiede l’amicizia a destra e a manca.

Una cosa che faccio io è chiedere agli amministratori dei gruppi che sono degni di fiducia. Per esempio, l’adesivo che si intravede nel video sotto il drago di Malefica è quello di Mondo AFOL, un grandissimo gruppo Facebook che non ha certo bisogno della mia pubblicità. Di recente ho comprato una bellissima busta di minifigure, pagata davvero poco, per la collezione che vedete nella rubrica del lunedì: 100 € con amici e parenti, senza problemi. Primo, perché da come si comportava avevo capito che quella persona non mi avrebbe truffato. Secondo, perché ho contattato un amministratore di quel gruppo, che il lavoro di monitorare le truffe lo fa seriamente, e mi ha detto «stai tranquillo». Se me lo dice lui, vado tranquillo.

10. Se è troppo bello per essere vero, non è vero

Il bijou di tutto. Un sacco di gente mi scrive: «Jody, ma questo sarà vero?». E io rispondo: è troppo bello per essere vero? Sì? Allora non lo è. Chi può fare uno sconto del 90%? In vita mia sconti del genere li ho visti una volta sola, sui cubotti di VIDIYO, che sono stati davvero quasi regalati. Ma era una cosa nota e li ho comprati fisicamente da Toys. Se qualcuno mi avesse scritto «ci sono i cubi VIDIYO a 1 € invece che 20», gli avrei risposto che non può essere: non rientrano nemmeno della metà dei costi.

Ricordatevi l’effetto Dunning-Kruger: tendiamo a sopravvalutarci parecchio. Impariamo a scendere un gradino dal piedistallo e a dire «non sono il più furbo di tutti». Dubitate di quella notizia che può essere una fake news, di quell’offerta che sembra troppo bella. Ma non dubitate di tutto a prescindere: «dicono che la Terra è tonda, quindi sarà piatta», «non siamo mai andati sulla Luna», le scie chimiche… quello non è pensiero critico. Il pensiero critico sceglie di cosa dubitare e di cosa no. E con l’allenamento si sviluppa una specie di immunità: ne vedi così tante, di cavolate, che inizi a riconoscere il meccanismo che c’è dietro. Io ultimamente ci azzecco parecchio (ogni tanto lo dico, dato che non mi vanto spesso), anche se di sicuro ogni tanto canno.

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Queste erano le mie 10 cose da sapere per comprare e vendere online. Su questo argomento ci sarà davvero tanto da dire, quindi scrivetemelo nei commenti del video. Ci vediamo alla prossima puntata! E se non l’avete ancora fatto, iscrivetevi al canale 2PPL.

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